Viva e Gentile

                                           

  L' Armonia               Perduta

(...)Fu così che essi furono spinti per istinto di conservazione e difetto di conoscenza a fingersi quell' Armonia Perduta; e la inscenarono e sceneggiarono, la enfatizzarono e proclamarono, finché non divenne Recita Collettiva, capillare e pervasiva quanto il cerimoniale giapponese della vita dove tutto, perfino i gesti quotidiani, ricade in un intesa, in un complicato e complice gioco di allusioni convenute(...). Raffaele La Capria,
L' Armonia Perduta, 1922.
La Capria in questo saggio si pose una fondamentale domanda: quando e dove Napoli abbia perso la sua Armonia, quello spirito verace, fattivo e pittoresco al contempo, che la rendeva bella...la Bella Napoli.E sviluppando, un'interessante teoria sull'impatto socio-economico dell'industrializzazione, all'interno del sistema agro-baronale della Città, ci presenta la nascita di una cultura di maniera, una "napoletanità", che distruggendo le relazioni sociali tra classi, basate sulla fiducia, instaura una specie di farsa da facciata, il famoso Manierismo Napoletano.La cosa appare vera, ed estesa a tutto il Meridione che ne subì influenze sino alla fine del regime borbonico.Il concetto di Armonia, comprensivo di quelli di bellezza, purezza, ospitalità, solidarietà, genuinità, fattività prodigazione e volontà per il bene comune, viene male interpretato dalla nuova generazione industriale, in cui prevalgono i concetti di profitto, accumulazione, volontà per il bene di una sola famiglia che renderanno l'affiliazione e il clientelismo necessari ad accaparrarsi forza lavoro e consenso politico.Tale strumentalizzazione condizionerà il modus vivendi al punto da estirpare ad ognuno, ricco o povero, l' Armonia necessaria a rendere il mondo vivo, colorato, pieno delle piccole cose di valore che restituiscono felicità al cuore dell'essere umano.L'Armonia erano, dunque, piccole cose e tutto ciò che stava intorno. Era la balia che, con amore, allattava i piccoli delle donne senza latte, era il fabbro che creava un'ascia in cambio di un sacco di patate, era l'odore di pappa al pomodoro per i vicoletti della città, era lo scrivano che prendeva a cuore la scrittura di una lettera per un innamorato, era il cantastorie in giro ad allietare il mercato col suo mandolino, erano le chiassose merende dei pescatori al molo dopo il lavoro, erano le corse dei bambini dalla scuola verso casa al suono della campana e le grida della fruttivendola al passaggio di cuoche e massaie.Un presepio vivente, povero ma allegro e, soprattutto, pieno di armonia. E, sullo sfondo, una natura incontaminata, un sole caldo nell'azzurro del cielo limpido, perso tra le scintille del fulgido luccichio del mare del Golfo di Napoli. La Bella Napoli. Un concerto di odori, sapori, visioni, sensazioni, un'idea saggia e assoluta di grandezza...non certamente uno spot pubblicitario, ma una solida realtà territoriale.Ricreare la Bella Napoli con la sua originaria armonia non avrebbe prezzo bensì avrebbe valore infinito.Alle basi dell'armonia e dell'eleganza propongo la spontaneità, la sincerità cortese e qualunque forma naturale che adeguata alla circostanza renda un contesto, un abito, un incontro e qualsiasi altra relazione sociale, desiderabile ai sensi degli osservatori.